| direttore | Diego Matheuz |
| pianista | Daniil Trifonov |
| Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino | |
| Maestro del Coro | Piero Monti |
| PROGRAMMA | |
| - A. BORODIN | |
| Danze Polovesiane | |
| da Il Principe Igor | |
| - P. I. CHAJKOVSKIJ | |
| Concerto in si bem. min. op. 23 | |
| per pianoforte e orchestra | |
| - L. van BEETHOVEN | |
| Sinfonia n. 8 in fa magg. op. 93 | |
In questi ultimi anni ha destato molta sensazione la comparsa sulla scena internazionale, fra le "nuove leve" della direzione d'orchestra, del giovane venezuelano Diego Matheuz. Il suo curriculum e la sua storia artistica sono sotto gli occhi di tutti: collaboratore di Abbado e Rattle, è considerato uno dei frutti più fulgidi del famoso "sistema Abreu", modello didattico musicale ideato dall'educatore e musicista José Antonio Abreu in Venezuela, che mira a formare strumentisti già in tenerissima età.
Matheuz ha cominciato come violinista, passando poi alla direzione e facendosi conoscere ormai, anche se la sua carriera è iniziata da pochi anni, in tutto il mondo. Dal 2011 è anche Direttore Principale dell’Orchestra della Fenice di Venezia.
È la seconda volta che dirige al Teatro Comunale (la prima fu nel giugno 2010) e si rimane sempre più sorpresi dalla sua grande padronanza tecnica non meno che dalle scelte espressive.
La sua collaborazione con giovani solisti, come in questo caso il pianista ventunenne russo Daniil Trifonov, dà quasi l'impressione fisica di una autentica operazione di "rinnovamento" nel mondo della musica, peraltro inevitabile visto il ricambio generazionale. Cionondimeno sembra sempre di trovare un fil rouge tra la vecchia e la nuova generazione, in particolare tra Abbado (la cui lezione si sente eccome) e Matheuz, ma che si estende anche a chi collabora con lui, in questo caso l'interessante pianista ventunenne russo Trifonov, dotato di grandi benemerenze (vincitore del Concorso Chajkovskij di Mosca e del Rubinstein di Tel Aviv, terzo premio al Concorso Chopin di Varsavia), e forte dell'ammirazione che ha per lui Martha Argerich, cosa che mi sembra quasi una garanzia.
Chajkovskij, nelle mani di due ragazzi la cui età complessiva è meno di cinquant'anni, appare nuovo e rigenerato. Via le pesantezze e i russismi di maniera (i russi suoi contemporanei addirittura rimproveravano a Chajkovskij di essere troppo "europeo" e "tedesco"), fino a metterne in evidenza le preziosità, le trasparenze e le sottili nervature.
Esemplare l'esecuzione del secondo e del terzo tempo del Concerto n. 1 (l'orchestra nel secondo tempo è stata addirittura miracolosa per leggerezza), esaltati dalla grande e finissima sensibilità di Daniil Trifonov, con il suo suono sempre bello, luminoso e vario, soprattutto nella gamma che va dal pianissimo al mezzoforte. Successo grandissimo per il giovane russo, e tre elettrizzanti bis, fra i quali una stupefacente esecuzione della Campanella di Paganini-Liszt.
In apertura di concerto le Danze Polovesiane dal "Principe Igor" di Alexander Borodin, nella loro versione originale con il coro, apparivano sulla stessa linea di "rigenerazione" già detta, e sono state eseguite con grande luminosità e intimità d'accenti. Buona la prestazione del Coro del Maggio, diretto come sempre da Piero Monti.
La Sinfonia n. 8 di Beethoven è parsa lineare e nitidissima sotto la bacchetta di Matheuz. Forse gli si può solo rimproverare qualche pesantezza di troppo, mi riferisco soprattutto al primo movimento, ma nel complesso il carattere "strano" e "sfuggente" di questa pagina beethoveniana celeberrima ma molto sui generis (oasi lieve, scherzosa ed ironica in mezzo alle altre Sinfonie) è stato colto appieno, riconducendone il fascino ad increspature sotterranee, e con bell'equilibrio strumentale. L'Orchestra ha seguito nel complesso molto bene il direttore venezuelano, con ottimi interventi delle prime parti.
Successo calorosissimo da parte del pubblico abbastanza scarso della domenica pomeriggio (ma cosa sta succedendo al pubblico fiorentino, che sempre di più diserta appuntamenti importanti?).
Fabio Bardelli