| Prince Yuriy Vsevolodovich | Vladimir Vaneev |
| Prince Vsevolod Yuryevich | Maxim Aksenov |
| Fevroniya | Svetlana Ignatovich |
| Grishka Kuterma | John Daszak |
| Fyodor Poyarok | Alexey Markov |
| Page | Mayram Sokolova |
| Two noblemen | Morschi Franz |
| Peter Arink | |
| Bard | Gennady Bezzubenkov |
| Bear handler | Hubert Francis |
| Singing beggar | Iurii Samoilov |
| Bedyay | Ante Jerkunica |
| Burunday | Vladimir Ognovenko |
| Sirin | Jennifer Check |
| Alkonost | Margarita Nekrasova |
| direttore | Marc Albrecht |
| regia | Dmitri Tcherniakov |
| scene | Dmitri Tcherniakov |
| costumi | Dmitri Tcherniakov, Elena Zaytseva |
| luci | Gleb Filshtinsky |
| Netherlands Philharmonic Orchestra | |
| Koor van De Nederlandse Opera | |
| Nederlands Concertkoor | |
| maestro del coro | Martin Wright |
Trionfa alla Nederlandse Opera di Amsterdam La leggenda della città invisibile di Kitezh e della fanciulla Fevronia di Nikolaj Rimsky-Korsakov, in una coproduzione con La Scala di Milano, l’Opéra Bastille e il Liceu di Barcellona, firmata dal giovane regista russo Dmitri Tcherniakov.
Tcherniakov rilegge in chiave contemporanea la vicenda delle due città di Kitezh, la Grande, eletta a rifugio impenetrabile, e la Piccola dove gli abitanti vivono una vita di piaceri nell’inganno di dimenticare il pericolo incombente, in una sorta di Mahagonny dove tutto è lecito e permesso, la blasfemia, l’abuso e l’omicidio. E l’irruzione dei Tatari, qui una sorta di guerriglieri, e lo sterminio degli abitianti della Piccola Kitezh, ricorda molti dei fatti di cronaca che si sono succeduti all’indomani del dissolvimento dell’Unione Sovietica e che il regista ha vissuto in prima persona.
Nella lettura di Tcherniakov, che firma anche le bellissime scene e i costumi (assieme a Elena Zaytseva) la Grande Kitezh diventa un campo profughi, evidentemente in fuga da un qualche conflitto. Fevronia, che all’ìnizio dell’opera troviamo nella foresta, dove conduce una vita ritirata e al sicuro dai conflitti dilaganti, viene trascinata nell’inferno della guerra dal principe Vsevolod, e non vi farà più ritorno. Alla fine dell’opera, profuga anch’essa, che si trascina assieme al traditore Grisjka Kuterma, oramai folle, avrà una visione di coloro che le sono stati cari, come pure una visione saranno le nozze col principe e la prospettiva di una vita serena che la guerra le ha definitivamente tolto. Una regia dunque di forte impatto, che se pur riscrive la drammaturgia dell’opera, si pone pienamente al servizio della musica.
Marc Albrecht si muove a suo agio nelle grandi forme di questa partitura, serrandola in un grande arco narrativo ma senza perdere di vista i mille dettagli e i mille preziosimi strumentali della scrittura di Rimsky-Korsakov. Una prova maiuscola per il nuovo direttore musicale della Nederlandse Opera.
Un cast eccellente è stato messo assieme per questa produzione. Domina su tutti Svetlana Ignatovich, bella voce di soprano lirico, che ha dato vita ad una Fevronia magistralmente cantata e interpretata. Accanto a lei, il Grisjka Kuterma di John Daszak, che ben si disimpegna in un ruolo che richiede grande personalità attoriale. Carismatico lo Juri Vsevolodovistij di Vladimeer Vaneev e ottimo cantante Maxim Aksenov che ha dato voce al Principe. Tutti i numerosi comprimari meritano una menzione d’onore per l`alto livello professionale dimostrato nella realizzazione di un’opera come questa, nella quale è importantissimo il gioco di squadra.
Ultimo, ma non certo in ordine di importanza, il Coro della Nederlandse Opera, preparato da Martin Wright (con il contributo del Nederlands Concertkoor, preparato da Boudewijn Jansen) che si copre di gloria nella magnifica scrittura vocale di Rimsky-Korsakov.
In definitiva, uno spettacolo che merita un viaggio, come confermato dal folto pubblico internazionale presente alla prima.
Edoardo Saccenti