Una volta superato lo shock della copertina (siamo tutti abbastanza consapevoli dalle poche foto d'epoca che la Stolz non era forse fisicamente una Venere, almeno giudicandola con i canoni di oggi, ma la sua raffigurazione come "biglietto da visita" di questo libro mi sembra abbastanza traumatica), si può entrare in medias res del piacevole volume di Franco Donatini il quale analizza, o forse sarebbe più corretto dire interpreta, il rapporto assolutamente "speciale" fra Verdi e Teresa Stolz, soprano di origine boema che fu per molti anni a fianco del compositore.
La vita ed i ricordi prendono le forme di un déjà-vu narrato dalla Stolz alla sua grande amica Contessa Maffei, ed il libro scorre abbastanza agile, esempio di una divulgazione senza pretese storiografiche: il rapporto tra Verdi e la Stolz viene vivisezionato e se si vuole "interpretato" nella sua lunga durata, circa un trentennio dal primo incontro alla morte di Verdi, episodio che segnò anche l'inizio della fine per il soprano la quale scomparve poco più di un anno dopo, a meno di settant'anni. Come è noto la Stolz era legata sentimentalmente al celebre direttore d'orchestra Angelo Mariani, e Verdi era sposato con Giuseppina Strepponi fino dal 1859, dopo una convivenza di alcuni anni: all'interno di questo complesso rapporto a quattro si dipanano gli avvenimenti e le sensazioni che affiorano da questo volume, che potremmo definire quasi una "biografia romanzata", ma non finalizzata soltanto a frugare tra le lenzuola dei protagonisti. Roberto Iovino nella prefazione dice che in questo volume di Franco Donatini "...c'è, invece, l'obiettivo di cogliere l'umanità dei personaggi, immaginando le loro relazioni al di là dei crudi documenti rimasti.", ed in questo assunto credo che stia il pregio ed il limite del libro.
Si tratta in ogni caso di un volume gradevole e discorsivo, anche se non sembra aggiungere molto a quello che già sappiamo del rapporto Verdi-Stolz: un maggior rigore avrebbe forse giovato alla definizione del personaggio del soprano boemo; anzi avrebbe potuto essere l'occasione per una riflessione più approfondita e documentata sulla cantante un tempo famosa e non notissima al grande pubblico di oggi (fra l'altro fu celebre Elisabetta, Aida, Leonora), e credo che la sua figura cruciale per la vita e l'opera di Verdi avrebbe meritato un maggiore approfondimento.
Due vite e due personalità, quelle di Verdi e della Stolz, talmente intrecciate da sembra a tratti quasi una sola, all'interno di un "quartetto" (Verdi-Stolz-Strepponi-Mariani) sul quale si è sempre molto discusso, ed anche fantasticato, che per l'esatta definizione dei loro reciproci legami forse attendono ancora parole chiarificatrici ed inoppugnabili.
Bella la veste editoriale del volume curato da Mauro Pagliai Editore di Firenze; il testo è corredato da alcune famose foto storiche dei due protagonisti del volume e dell'epoca in cui vissero.
Fabio Bardelli