"Il più bel monumento resta pur sempre l'immagine stessa dell'uomo." (Goethe)
Non sembri futile la ricerca della giovane studiosa Benedetta Saglietti, con un volume a metà strada fra la storia dell'arte e la musica. Partendo dalla premessa frase goethiana si esaminano in questo libro i ritratti, i disegni, le miniature, le incisioni, le litografie, le statue e le maschere aventi per soggetto Ludwig van Beethoven ed ordinando il materiale in ordine cronologico.
Si passa così dai ritratti del ragazzino Beethoven a quelli dell'età giovanile adulta e della maturità, ed ogni opera viene indagata dalla Saglietti con rigore scientifico ed amplissimi agganci biografici, così che ne viene fuori quasi una biografia per immagini, attraverso le quali si delinea davanti ai nostri occhi il "percorso di vita" di Beethoven.
Davvero ammirevole la passione con la quale l'autrice scandaglia i fatti e i documenti attraverso i quali si può "leggere" ciascun ritratto del compositore, correlandolo ai suoi dati biografici di quel periodo, il suo stato di salute, persino l'ambiente da lui frequentato in quegli anni e quindi la moda dell'epoca che gli impone di essere vestito in questo o quell'altro modo. L'iconografia di Beethoven non è amplissima, ma tale da permettere con la peculiarità di ciascuna opera (indagata con rigore scientifico) di tracciare un percorso biografico del musicista e della cerchia di pittori, incisori ed artisti che lo hanno immortalato e dell'ambiente in cui è vissuto, anche con citazioni di lettere e articoli. Molto ricco è poi l'apparato iconografico del libro, corredato anche da un'ampia bibliografia. Un bel volume che può sicuramente arricchire la biblioteca di tutti noi, tesi come siamo a conoscere sempre nuove cose di un campo smisurato come la musica, paradosso dei paradossi, muto fino all'avvento della registrazione. Un "filone" che permette una sempre maggior conoscenza anche per gli appassionati di storia dell'arte, ed in particolare della ritrattistica di un periodo (quello coevo a Beethoven) tutto sommato abbastanza marginale ma anche piuttosto poco esplorato.
Fabio Bardelli