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Paul Hindemith (1895 - 1963) |
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Mathis Der Maler |
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Opera In Sette Quadri |
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| Albrecht Von Brandenburg | Scott Macallister |
| Mathis | Falk Struckmann |
| Lorenz Von Pommersfelden | Carsten Wittmoser |
| Wolfgang Capito | Peter Gaillard |
| Riedinger | Harald Stamm |
| Hans Schwalb | Pär Lindskog |
| Truchsess Von Waldburg | Moritz Gogg |
| Sylvester Von Schaumburg | Jürgen Sacher |
| Pfeifer Des Grafen | Ho-yoon Chung |
| Ursula | Susan Anthony |
| Regina | Inga Kalna |
| Gräfin Helfenstein | Renate Spingler |
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| Direttore D'orchestra | Simone Young |
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Philharmoniker Hamburg |
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Chor Der Staatsoper Hamburg |
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| Maestro del Coro | Florian Csizmadia |
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Registrazione Della Prima Esecuzione |
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All'opera di Stato di Amburgo |
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25.09.2005 |
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3 Cd |
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Editore |
Oehms Classics |
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Oc 908 |
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Pochi sono i dati storici conosciuti sulla figura del grande pittore Matthias Grunewald (addirittura non molte sono le certezze circa la sua identità, visto che il nome con cui è universalmente noto è uno pseudonimo attribuitogli nel Settecento, mentre è vissuto a cavallo fra il Quattro e il Cinquecento), come pure non molte sono le sue opere superstiti, anche se tali da farlo assurgere nell'Olimpo dei Grandi di ogni tempo.
Paul Hindemith, autore sia del libretto che della musica di questa opera assai poco conosciuta ed eseguita (la prima assoluta fu a Zurigo nel 1938), prende spunto dalla figura del pittore per imbastire una trama in cui si affiancano vicende storiche, amorose, religiose, politiche, ma che ha per fine ultimo il travalicamento dei limiti angusti della storia per approdare ad una analisi del messaggio artistico e del senso profondo della missione dell'artista nella società: una grande meditazione, in definitiva, sul senso dell'arte. Tema già affrontato dall'autore e da altri musicisti, ma che in questo caso riveste uno specifico significato se lo leghiamo al periodo e agli avventimenti storici coevi: l'ambiente della riforma protestante e della guerra dei contadini del 1524-26 sono quasi il contraltare delle repressioni della libertà d'espressione del periodo nazista, e nella lotta del pittore Mathis per la propria arte è persino troppo facile vedere le traversie incontrate dall'artista Hindemith nel suo periodo storico. Le complesse interrelazioni fra i personaggi, le allegorie e il loro significato si chiariscono nella capitale "scena delle visioni" del Sesto Quadro, anche se sono abbastanza evidenti già da un primo esame dell'opera, come pure colpisce la grande maestria della scrittura, davvero raffinatissima, per l'orchestra.
La genesi dell'opera fu travagliata anzitutto per la ricerca di un soggetto che desse il massimo dell'affidamento al musicista (il quale scrisse di suo pugno anche il libretto), poi anche per le vicende contingenti legate al periodo di composizione (come è noto Hitler ne vietò la rappresentazione, ed in Germania Mathis der Maler fu eseguita solo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale). Con quest'opera di ampio respiro, si tratta infatti di sette Quadri alcuni dei quali anche abbastanza lunghi e complessi, l'autore riafferma musicalmente la propria fiducia nella tradizione e nella tonalità, in contrasto con le tendenze di molti compositori suoi contemporanei (Stravinski, Schönberg), fino ad un riallacciarsi ideale con la musica di Bach, del quale il musicista tedesco di Hanau era un grande ammiratore. Vorrei perciò tranquillizzare i miei venticinque lettori fra i quali ci potrebbe essere qualcuno invogliato all'ascolto dei CD ma preoccupato del linguaggio di un'opera novecentesca, che è invece assolutamente tonale e perfettamente godibile anche al primo ascolto: se qualcuno conosce la famosa sinfonia di Hindemith dall'omonimo titolo Mathis der Maler, che l'autore scrisse traendo parte del materiale musicale dall'opera, sa benissimo a cosa mi riferisco.
La figura assai sfaccettata del protagonista offre il destro al baritono per creare un grande personaggio, e Falk Struckmann non si sottrae alla difficile incombenza. A parte qualche occasionale forzatura vocale, il baritono canta in maniera appropriata, e il Mathis che viene fuori è molto umano, sanguigno all'occorrenza, ripiegato su se stesso e doloroso, anche se forse manca a Struckmann un "quid" di personalità in più che sarebbe necessaria per delineare una vera figura protagonistica.
Alle prese con la difficile parte del Cardinale di Magonza Albrecht von Brandenburg, il tenore Scott MacAllister canta assai bene dal punto di vista vocale e della delineazione del complesso personaggio. Note meno liete dai due personaggi principali femminili, Ursula e Regina, rispettivamente Susan Anthony e Inga Kalna, caratterizzate entrambe da forzature e limiti vocali evidenti. Nel complesso abbastanza accettabili tutti gli altri numerosi personaggi che cantano, anche in piccole parti, in quest'opera.
Discorso a parte merita Simone Young, ancor giovane direttrice australiana, la quale alle prese con le pagine di Hindemith le plasma con amore e con ricercatezze strumentali, smussando gli angoli e creando un bellissimo tappeto sonoro, con la complicità della duttile orchestra Philharmoniker Hamburg. La Young tende forse a retrodatare Hindemith nel post-romanticismo e a ricercarne le radici evidenti che lo legano alla tradizione ottocentesca (lettura più che legittima), governando comunque con mano felice sia le scene più complesse che i bellissimi squarci sinfonici. Bene il Coro dell'Opera di Stato di Amburgo.
Ottima la registrazione, presentazione del box di tre CD Oehms Classics deficitaria per la mancanza di libretto, saggi introduttivi solo in tedesco ed in inglese.
Fabio Bardelli