| Lohengrin | Nicolai Gedda |
| Elsa Von Brabant | Aase Nordmo-lövberg |
| Friedrich Von Telramund | Rolph Jupither |
| Ortrud | Barbro Ericson |
| König Heinrich Der Vogler | Bengt Rundgren |
| Der Herrufer Des Königs | Ingvar Wixell |
| Pagen | Busk Margit-jonsson, Dorrit Kleinert, Maj-lie Tolbo, Unni Rugtvedt |
| Brabantische Edle | John-erik Jacobsson, Gunnar Lundberg, Lars Carlsson, Bo Lundborg |
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Kungliga Teaterrns Kör Und Havkapellet |
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| Silvio Varviso | Direttore |
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Stoccolma, 29 Gennaio 1966 |
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3 Cd |
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Ponto |
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Po-1011 |
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Un disco come questo, che documenta l'unica esecuzione di Lohengrin da parte di una grande tenore come Nicolai Gedda, merita una riflessione anche se non si tratta di una novità discografica. La recita è quella del 29 gennaio 1966 a Stoccolma, quando Gedda aveva poco più di quarant'anni; il disco è documento prezioso di una serata passata alla storia, ma permette anche tutta una serie di considerazioni. Premettiamo quindi che questo è Wagner come si eseguiva negli anni sessanta in un teatro di Stoccolma (il Teatro dell'Opera Reale), con complessi orchestrali e corali locali, con un cast tutto svedese ma, cosa considerata forse non del tutto "normale" per l'epoca, in lingua tedesca.
A tenere insieme i vari artefici della rappresentazione, il maestro svizzero Silvio Varviso (che era allora il Direttore Musicale del Teatro), che fa quel che può nelle condizioni suesposte: con orchestra e coro abbastanza riottosi bisogna limitarsi a gestire la produzione al meglio, e Varviso vi riesce con la sua esperienza ma non senza qualche difficoltà. La pur volenterosa orchestra in particolare si fa notare per un suono a volte tutt'altro che pulito, con una certa ricerca della compattezza d'insieme ed anche qualche bell'intervento delle prime parti, ma con gli ottoni dal suono così rugginoso che assomigliano a tante vuvuzelas stonacchianti.
Del cast bisogna dire che, protagonista a parte, le cose vanno un po' meglio sul versante maschile: l'Araldo di Ingvar Wixell è piuttosto corretto, come pure Bengt Rundgren (Re Enrico) e Rolph Jupither (Telramondo) sono in alcuni momenti abbastanza convincenti se non altro dal punto di vista espressivo.
Aase Nordmo-Lövberg come Elsa è assai problematica fin dal suo ingresso in scena nel primo atto: il soprano ha una vocalità tutta uniforme e di forza, senza contare le imprecisioni vocali e di intonazione) oltre a discreti problemi nel registro acuto. Barbro Ericson è il mezzosoprano che dà voce ad Ortrud, con un mezzo vocale appena normale e con linea di canto non irreprensibile; abbastanza apprezzabile pur tuttavia qualche tentativo di delineare psicologicamente il personaggio.
Gedda inizia guardingo e anche con qualche problema di intonazione (il Nun sei bekankt, mein lieber Schwan! è piuttosto timido, cui fa da contraltare subito dopo un saluto al Re Enrico vibrante e virile), ed infatti il primo atto preso nel suo complesso è quello un po' meno convincente. Poi si distende assai bene nel secondo e terzo atto, con la sua grande tecnica, l'ammirevole legato, la voce forse non enorme ma capace di dominare assai bene anche la scrittura tesa dei primi due finali, con incisività ed una grande sicurezza. Il tutto senza forzare affatto la sua precipua natura vocale, anzi trovando splendidi colori, begli accenti e frasi tornite.
Quella di Lohengrin è una parte fondamentalmente lirica, o meglio che può essere affrontata anche dal versante lirico senza che venga meno qualcosa né dal punto di vista vocale nè del personaggio: anzi, quest'ultimo acquista un peso più sofferto e interiorizzato. Gedda comunque, contrariamente ai primissimi anni di carriera, aveva acquisito anche un "quid" di eroico nella voce, cosa che gli poteva permettere non solo di "passare" l'orchestra nei concertati (in particolare nel finale del primo atto), ma anche di dare assoluto rilievo a certe frasi con una esemplare incisività. La sua voce dal colore solare reca luminosità eroica al personaggio; i caratteri della voce mi pare si attaglino ammirevolmente all'angolatura interpretativa scelta, nè penso che lo strumento vocale del grande tenore ne avrebbe risentito cantando occasionalmente altre volte Lohengrin, o, perché no, anche Walter von Stolzing.
Una scelta, quella di Gedda di non riprendere mai più questa parte, dettata a quanto pare dalla volontà di restare in un repertorio meno vocalmente oneroso e che non mettesse in pericolo le doti e le caratteristiche del suo strumento vocale. Non credo proprio che un cantante della sua classe interpretativa e della sua intelligenza avrebbe rischiato la rovina vocale, tanto più che le sfaccettature di un personaggio come questo sono tante e tali che un interprete, col materiale vocale a sua disposizione, può accentuarne una o l'altra e darne una lettura aderente alle sue caratteristiche, e Gedda si inserisce non certo nel filone degli Heldentenor ma dei tenori che affrontano questo personaggio più dal versante lirico. Resta il rimpianto che negli anni Sessanta e Settanta (e forse anche inizio degli anni Ottanta) abbiamo avuto in teatro un bellissimo Lohengrin in meno.
Molto buona la ripresa sonora e la masterizzazione dei tre CD PONTO, presentazione del box assai spartana con un generico saggio introduttivo in inglese e senza libretto, anche se il libretto del Lohengrin non è certo difficile da reperire.
Fabio Bardelli