

Anche agli spettatori più distratti non sarà sfuggita la flautista che ha intonato, in piedi, il suo memorabile assolo all’inizio del Domine Deus (dal “Gloria”) con un flauto traverso! Sì perché Rilling e la sua Akademie rappresentano l’ultimo baluardo di una tradizione interpretativa che affonda le proprie radici in quella del sommo Karl Richter. Niente strumenti “originali” quindi, suono pieno, ma il vibrato è comunque misurato e il fraseggio abbastanza vario. Rilling affronta il capolavoro bachiano di petto, senza fronzoli, sottoponendo il Coro, lo “scatenato" Coro di Stoccarda, ad un vero e proprio tour de force. I contrappunti di cui è disseminata la partitura suonano implacabili, a volte mettono a dura prova le voci -qualche stanchezza nel “Credo”- ma l’impressione generale è comunque entusiasmante.
Tra i solisti buona impressione ha destato Ingeborg Danz che ha commosso nell’”Agnus Dei” con voce calda, linea sicura ed espressività sobria.
Grandi applausi.
Massimo Viazzo