Un secolo di distanza separa la Terza Sinfonia di Beethoven e il Concerto per violino e orchestra di Sibelius, ma le due composizioni sono state eseguite ieri sera alla Philharmonie di Berlino dalla Gewandhaus Orchester di Lipsia diretta da Herbert Blomstedt in ordine inverso alla loro data di nascita.
Ascoltare l' Eroica dopo la pagina del compositore finlandese crea un effetto quasi straniante, perchè mentre quest'ultima trova quasi edonisticamente la sua ragione d'essere nella libera ispirazione dispiegata attraverso il virtuosismo o la cantabilità, il capolavoro beethoveniano recupera alla musica la grandezza dell'espressione di un'anima e dei suoi tormenti rivissuti nella speranza di un nuovo ordine sociale e politico e la successiva amara disillusione.
Detto questo, non vi è quasi bisogno di elogiare la prova di un'orchestra prestigiosa come quella di Lipsia, diretta con mano saldissima da Blomstedt, mentre il violinista Rachlin è apparso inappuntabile tecnicamente senza mostrare la benchè minima esitazione nei virtuosismi del suo Concerto nei quali tuttavia non riesce ad essere coinvolgente, così come ha espresso ma non esaltato la cantabilità del secondo movimento ed è parso estraneo alla frenesia quasi balcanica del vorticoso finale.
L'esecuzione beethoveniana invece ha conquistato l'ascoltatore inesorabilmente attraverso sonorità imponenti ed una sempre crescente profondità di lettura, e - motivo non ultimo - anche grazie alle sonorità orchestrali lussuose e impeccabili in tutte le sezioni.
Il Concerto era stato aperto da un'altra pagina di Sibelius, quel Tapiola dalle inafferrabili atmosfere da saga finnica che ha creato la giusta suggestione per passare poi ai due capolavori.
Successo entusiastico.
Bruno Tredicine