Come oramai sembra essere divenuta consuetudine, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia celebra anche quest’anno il periodo pasquale col Requiem di Mozart, abbinandolo con la sinfonia Jupiter. Scelta suggestiva quella di unire l’ultima composizione sinfonica del salisburghese con il suo testamento musicale, unendo due brani nei quali Mozart sublima la lezione contrappuntistica appresa da Händel e Bach.
Dirige il francese Luis Langrée, al suo debutto sul podio dell’istituzione romana.
Langrée sceglie tempi molto serrati e punta tutto su un alleggerimento dei pesi orchestrali al quale, però, non segue una corrispondente ridefinizione delle dinamiche, cosicché violini e timpani vengono esaltati a discapito di tutte le linee interne. Le agogiche scelte non aiutano né il fraseggio né le articolazioni e questo è deleterio in una partitura come la Jupiter, nella quale Mozart concilia in modo sublime stile severo e sviluppo melodico. Langrée compie poi l’errore di scambiare la tensione con la concitazione, e questo lettura ansiosa risulta una cifra interpretativa che, se può essere pertinente per la sinfonia in sol minore, è del tutto estranea al carattere della Jupiter che fra le sinfonie mozartiane è quella che ha massimamente carattere positivo e affermativo.
Le cose migliorano, anche se solo di poco, nella seconda parte, con il Requiem K 626, anche perché altro è il motivo di interesse, ovvero la bella prova del sempre ottimo coro dell’Accademia, per l’occasione preparato da Lorenzo Fratini. E' giusto, quindi, spendere una parola di lode per le sezioni femminili, per la magia vocale che hanno saputo creare nel Confutatis. Anche in questo caso la lettura del direttore sembra risolversi nello stacco di tempi rapidi, se non rapidissimi che mettono a rischio la quadratura musicale di coro ed orchestra e limitano molto il fraseggio del quartetto dei solisti. Quartetto, purtroppo, male assortito: il soprano Alessandra Marianelli non va oltre una interpretazione generica, pur sfoggiando una voce fresca e piacevole, il mezzo Anna Bonitatibus appare affaticata in una parte dalla tessitura forse troppo bassa per lei. Il giovane tenore cinese Yi Jie Shi ha voce chiara ed inconsistente al limite dell’udibile mentre sgraziatissimi risultano tutti gli interventi del basso Alfred Reiter.
Edoardo Saccenti