Un palazzo ricco di storia nel centro di Pistoia, una sala un po' trasandata, gli affreschi dei soffitti di lustro in lustro più opachi, le pareti sempre più grigiastre. E' questa la cornice del concerto di Olli Mustonen, ove il pianista-compositore finlandese ha eseguito un ponderoso programma solistico, programma che ha presentato anche in altre città italiane.
Mustonen è certamente uno dei pianisti più intriganti della sua generazione e calca da molti anni i palcoscenici di mezzo mondo collaborando anche con le maggiori orchestre ed i maggiori direttori del nostro tempo. Nonostante i quarantun anni ha l'aria di un bambinone, e si presenta disinvoltamente in camicia.
Già dopo i primi venti secondi di musica si capisce che questo non sarà un concerto come gli altri, agli antipodi dal grigiore di pianisti fatti con lo stampino che suonano tutti uguale.
Il suo Bach è estremamente personale, non ha modelli di riferimento: lo affronta come se sulla pagina bianca leggesse le note e le dovesse "creare" dal nulla, come fossero quelle di un qualsiasi autore contemporaneo e quindi senza storia. Passa da pianissimi a fortissimi nel giro di frazioni di secondo e usa pochissimo il pedale. Un Bach spiazzante e che fa tabula rasa di tradizioni consolidate.
Prokofiev è sensazionale per pienezza di suono e intenti percussivi, con un approccio viscerale allo strumento che non può non ricordare quello di Richter.
In Beethoven i conti tornano un po' meno, anche se l'impatto della 106 è assai violento e il modo di suonare di Mustonen, unito alla problematicità della forma di uno fra i più arditi e sconvolgenti lasciti pianistici di ogni tempo rendono affascinante oltre ogni dire la mastodontica pagina. E' qui che forse il pianismo di Mustonen mostra i suoi limiti e la sua prevedibilità, teso com'è a esasperare i contrasti in maniera quasi forsennata a discapito di una visione unitaria, senza contare (ma questo non è essenziale nel giudizio) che in alcuni momenti le notevolissime difficoltà tecniche richieste dalla pagina non apparivano del tutto risolte. Un Beethoven titanico e travolgente, affrontato con una tavolozza timbrica che privilegia i colori più arditi, senza contare che nella sala piuttosto piccola talora i suoi fortissimi erano al limite della tolleranza per l'orecchio.
Un modo di suonare comunque che non lascia indifferenti, che anzi stimola e avvince l'ascoltatore anche quando non tutto è condivisibile. D'altra parte la musica ha bisogno non solo di certezze, ma anche di dubbi, di ricerca di strade nuove. Colpisce certamente il generale livello tecnico delle sue esecuzioni non meno del suo tentativo di avvicinarsi a qualsiasi pagina con la mente sgombra dalle idee altrui.
Il pubblico ha risposto in modo molto caloroso e il pianista ha concesso un bis bachiano. La serata aveva anche un aspetto di ufficialità in quanto era presente l'Ambasciatore finlandese con signora.
PROGRAMMA
J. S. Bach, Partita n. 1 BWV 825
S. Prokofiev, Sei Pezzi op. 52
L. van Beethoven, Sonata op. 106 "Hammerklavier"
Fabio Bardelli