Il cuore della Toscana, un vicino illustre – un certo Pinocchio nato a due passi da qua – e un importante mercato dei fiori. Una cittadina viva e attenta, con un bellissimo, piccolo, teatro.
Il Teatro Pacini è uno dei mille teatri italiani, più o meno grandi, più o meno famosi. Un ben di Dio difficile da amministrare, spesso mal tenuto e peggio gestito, dimenticato se non, addirittura, chiuso. Invece questo teatro, in questa piccola città, è un’eccezione: nel foyer - caldo e accogliente - c’è una targa dedicata a Verdi e il busto di Pacini come da copione, c’è un bar funzionale e funzionante; ragazze gentili offrono i programmi di sala con un sorriso, la platea è curatissima e il nostro palco è confortevole . Si sta bene e si vede che qua c’è una solida tradizione teatrale.
Pescia, che ha un bel cartellone di prosa, con qualche incursione nella musica, decide di affidare l’apertura della stagione 2008-2009 agli artisti del Festival Pucciniano per un concerto dedicato ai 150 anni di Giacomo Puccini.
“Gala Lirico” è il titolo della serata. Titolo, forse presuntuoso, ma che fa presagire buone cose. L’impronta del concerto è carina e sul programma di sala leggiamo che Valerio Galli, al pianoforte, dirigerà il Quartetto d’archi del Festival: una fantasia musicale creerà l’atmosfera dell’opera di cui, poi, ascolteremo le romanze. Ci saranno il soprano Alice Quintavalla, il tenore Gian Luca Pasolini e Massimiliano Valleggi, baritono: gli Artisti del Festival.
La serata è gelida: un vento freddo soffia dalla montagna che incombe su Pescia. Serata fredda anche in sala, pochi e tiepidi applausi per un concerto dalle promesse non mantenute.
Peccato che il Festival Pucciniano ponga il suo sigillo in serate come questa, serate in cui anche la presenza di un bravo maestro come Valerio Galli – animato da tanta buona volontà – non basta per risollevarne le sorti. La Quintavalla offre un’interpretazione scolastica e monotona dei brani eseguiti e Pasolini, a mio parere, non ha né timbro né capacità interpretative per essere un convincente tenore pucciniano. Il migliore in campo è Massimiliano Valleggi, che pare l’unico ad avere idea di cosa voglia dire “cantare Puccini”.
Teatro piccolo, ma non pieno; poco contenti i presenti – in grande maggioranza melomani – che hanno deprecato la pochezza del “Gala Lirico”.
Peccato, dicevo: il Festival Pucciniano sta per compiere un annunciato salto di qualità. Tutti lo speriamo, tutti lo vogliamo. E l’auspicato salto deve iniziare dal piccolo, dalla provincia, dai teatrini piccini ma ricchi di storia – come il Pacini – portando in giro cantanti più convincenti in serate più avvincenti.
Marilisa Lazzari