Un aitante Franco Corelli in elegante completo grigio guarda un po' intimorito un aitante Franco Corelli dalla pelle scurita e dall'abbigliamento esotico. Ci pensa un attimo e decide di buttarsi: “Esultate, l'orgoglio mussulmano sepolto è in mar...” Il Moro osserva la performance con aria severa e solo alla fine scioglie le perplessità ed approva. Questo inedito e molto significativo video, concesso dalla Hardy appositamente per questa occasione, apre la discussione su Corelli nella serata dedicata al suo ricordo che si svolge, presso la Sala Verdi del Conservatorio di Parma, nel quinto anniversario della scomparsa del tenore.
Otello lo aveva studiato e lo aveva pronto - chiede il conduttore Paolo Zoppi a Marina Boagno, che presenta l'ultima edizione riveduta ed integrata della sua biografia – ma lo ha sempre rimandato, perchè? “Una domanda”- replica la Boagno - “a cui forse nemmeno lo stesso Corelli avrebbe saputo rispondere.” In un'intervista degli ultimi anni il tenore racconta che non si sentiva pronto, non vocalmente ma dal punto di vista della penetrazione del personaggio. Otello, sempre corteggiato, non gli è mai entrato dentro, l'interprete non ha mai ha trovato la chiave per impossessarsi del ruolo. Non è stata, quindi, una decisione; è stato un infinito rimandare che lo ha portato a non farlo mai.
Con l'ascolto della romanza del fiore di Carmen Paolo Zoppi introduce il racconto del debutto di Corelli, il 26 agosto del 1951, e legge la recensione di Giuseppe Pugliese uscita pochi giorni dopo sul Gazzettino di Venezia. Il critico, famoso per il suo rigore, esalta la prestazione del tenore trentenne riconoscendogli già le capacità tecniche ed interpretative tipiche di un artista maturo. Poi viene chiamato sul palco Fabio Armiliato che, insieme a Daniela Dessì, ha accettato con entusiasmo di partecipare all'incontro dal momento che era legato a Franco Corelli da un rapporto di cordialissima amicizia. Ha infatti imparato con lui tutte le opere del suo repertorio, cercando di carpirgli i segreti tecnici che hanno permesso a quella voce, non facile da imbrigliare, di piegarsi nelle dolcezze e raffinatezze che è il tenore marchigiano è incredibilmente riuscito ad ottenere. Lo studio della tecnica – continua Armiliato - lo ha interessato quasi più del cantare e lo ha portato ad essere talmente esigente con se stesso da ricercare la perfezione. Questo ci ha paradossalmente privato non solo di Otello, ma anche del magnifico De Grieux che avrebbe potuto essere. Corelli studiò moltissimo Manon Lescaut, si portava addirittura in giro lo spartito quando era impegnato in altre opere. Ma diceva di non sentirsi in grado di reggere l'emotività del “No, pazzo son” del terzo atto. Per quanto riguarda Otello bisogna poi anche tenere presente la presenza contemporanea sulle scene di Mario del Monaco, per cui Corelli nutriva una sincera e non retorica ammirazione. Era convinto di non poterlo eguagliare e non coglieva l'opportunità di costruire un personaggio diverso, forgiato sulle sue peculiari caratteristiche interpretative e vocali. Gli restò comunque sempre il rammarico di non averlo almeno registrato. Incalzato dal conduttore Armiliato ammette poi che anche lui sta pensando ad Otello, ruolo che rischia di rimanere chiuso in un cassetto perchè non ci si sentirebbe mai pronti ad affrontarne l'approfondimento interpretativo. Per non rischiare di fare come Corelli rivela quindi che ci sono progetti per un suo debutto a Trieste con Daniela Dessì come Desdemona. “A meno che Parma non si muova prima” suggerisce ammiccante la Dessì, dal suo posto di platea.
Dopo una panoramica sul vasto repertorio di Armiliato, quasi equamente diviso tra ruoli verdiani e pucciniani, si arriva ad Andrea Chenier, che il tenore definisce la colonna sonora della sua vita. Infatti è stata la prima opera che ha ascoltato, dalla voce di Beniamino Gigli, e se l'è portata dietro sempre fino al debutto avvenuto nel 1996. In omaggio a Corelli avrebbe appunto voluto cantare L'improvviso, ma è ancora un po' disturbato dai sintomi di un malessere stagionale che lo ha colpito alcuni giorni fa e allora, scusandosi garbatamente con il pubblico, ripiega su una canzone molto amata e spesso eseguita da Corelli: “I' te vurria vasa'” ben eseguita ed applaudita a lungo e con entusiasmo.
La lettura della cronaca recentissima del bis di “Vissi d'arte” del Comunale di Firenze - avvenimento storico visto che l'ultimo bis richiesto in quel teatro risale ad un “Amami Alfredo” di Renata Tebaldi, 52 anni fa - introduce Daniela Dessì.
Il soprano ammette che si è innamorata di Corelli quando era una ragazzina appassionata d'opera, perchè il tenore era la raffigurazione ideale dei personaggi romantici che interpretava. E' poi capitato che Franco Corelli sia stato stato il nume tutelare della nascita dell'amore con Fabio Armiliato, conosciuto, guarda caso, in occasione di una recita di Andrea Chenier. Molto semplice ed inaspettato il primo incontro con il mito. Daniela lo incontrò per caso a Montecarlo, dove allora viveva, e lo abbordò presentandosi. Venne immediatamente complimentata: il tenore aveva infatti seguito la diretta radiofonica di una sua Iris. Si trovò poi con sopresa a parlare con lui in tutta semplicità di come si viveva a Montecarlo, dove Corelli meditava di trasferirsi. Il palcoscenico della sala Verdi del Conservatorio Arrigo Boito, sottolinea inoltre il soprano, non le è del tutto estraneo essendosi anche lei, come Toscanini, Bergonzi, Tebaldi e tanti altri grandi, diplomata proprio qui. Ricorda a questo proposito che trascorse le tre ore concesse per imparare l'aria d'esame proprio nello studio di Toscanini, e che dedicò al lavoro solo 45 minuti, passando tutto il resto del tempo a curiosare tra gli emozionanti cimeli. Bastò, evidentemente, per essere promossa a pieni voti. Si parla poi dei personaggi preferiti di Daniela che, pur amandoli tutti, si sente particolarmente vicina a Tosca non solo perchè svolge la sua stessa professione, ma soprattutto per le intriganti sfaccettature caratteriali del ruolo. Bisogna crederci profondamente per trasmettere emozioni al pubblico e se si da si riceve. Instaurare questo rapporto è la situazione più bella per un cantante, perchè toglie l'ansia della prestazione e regala grande soddisfazione.
E con Tosca, di cui si è tanto parlato, si conclude la serata. L''ultimo ascolto è infatti il famosissimo “E Lucevan le stelle” del 1967 del Regio di Parma, con il suo memorabile applauso infinito a cui si unisce quello di oggi e di sempre.
Patrizia Monteverdi