L’Argentina, per gli appassionati di musica, è terra di ballo appassionato, di suoni malinconici, di sonorità ricche di armonici. È anche il ricordo di lunghe tournèe dei principali teatri italiani, è Buenos Aires, nel cui teatro diresse per vari anni l’esule Erich Kleiber, vi nacquero o crebbero Carlos Kleiber, Martha Argerich e Daniel Barenboim. Solo per citare i nomi più noti. Ma dall’unione e dal rapporto culturale tra europei ed argentini si svilupparono anche orchestre e scuole musicali, conservatori e tradizioni strumentali.
Ce ne parla, con entusiasmo e profondità di studio, l’arpista Marcela Mendéz, alternando al suono del suo strumento la parola che permette di chiarire suoni comunque affascinanti. Ci narra di come l’arpa sia stata introdotta dai Conquistadores, dapprima sulla base dell’arpa barocca spagnola e poi modificata ad uso degli abitanti locali. L’arrivo, ai primi del Novecento, di musicisti italiani, in sinergia con altri studiosi argentini, produsse una vera e propria scuola di arpisti che si andò sovrapponendo all’uso quotidiano, ora si direbbe folkloristico, dello strumento.
Molti testi, derivati sia dalla tradizione orale che dalla produzione colta, si trascrivono. Musicisti come Piazzolla e Ginastera, invece, creano per i maestri italiani brani dalla suggestiva commistione di tecnica europea ed ispirazione locale. Non è solo atmosfera, colore, ma anche un reale bisogno di legame con le proprie origini, con la propria terra, in una necessità rituale di unione con la natura ampia e selvaggia di cui tanta parte di Argentina è costituita. Lo scorrere solenne dei fiumi, la vastità delle Pampas, l’umidità ombrosa delle foreste, il freddo ventoso patagonico, questo incontro e scontro di climi e profumi, suoni e silenzi rientrano di diritto nell’ascolto e nell’invenzione musicale.
Alterna, quindi, ad ogni brano una descrizione, colta ed appassionata. E il suono sorge ora vivace, ora malinconico, sempre cullante e sognante dallo strumento che associamo con maggior facilità ad ampie sale settecentesche e non ai ritmi caldi e sfumati proposti. E dallo straniamento e scoperta di possibilità a noi ignote scaturisce lo stimolo e il piacere dell’ascolto.
Il pubblico radunato nell’accogliente sala dello Spazio Sumampa rimane in raccolta concentrazione, ammirato sia dalla maestria tecnica di Marcela Mendéz, sia dalla simpatia e curiosità che sprigiona nel tracciare un percorso culturale a noi giunto di riflesso attraverso il fascino dei grandi scrittori argentini o delle vicende storiche legate, però, più ad un punto di vista europeo che sudamericano vero e proprio. Sono spazi come questo che rendono, invece, possibile l’apertura realmente consapevole ad assimilare e conoscere quanto è cresciuto e si è sviluppato lontano da noi.
PROGRAMMA
Nicolás Segundo Gennero (1899 - 1963) (Manoscritto)
- En la tranquera
- Duerme Niño Indio (arrullo)
Julián Aguirre (1868 - 1924)(Manoscritto)
Tres Aires Criollos
(Trascrizione per arpa N° 2 Augusto Sebastiani, N° 1 e 3 Marcela Méndez)
- N° 1: Andante Moderato
- N° 2: Allegretto
- N° 3: 96
Atahualpa Yupanqui (1908 - 1992)
- Monte callado (milonga)
(Trascrizione Marcela Méndez)
Emanuele Amoroso