Sul non confundar in æternum che segue l’angosciato In te Domine speravi si spegne il Te deum verdiano, non rutilante pagina di devota preghiera all’Onnipotente, ma, come spesso capita nel Verdi maturo, sofferta riflessione circa i dubbi umani. Perché, con molta probabilità, la domanda che Verdi avrebbe potuto porre a Dio sarebbe risuonata come una richiesta di spiegazione. Il dono della fede, si può ipotizzare, era sentito come mancante nella sua anima. E lungo tutto questo percorso si snoda sia l’ammirazione per Manzoni, uomo la cui fede spesso venne sottoposta a continui interrogativi, sia per il complesso storico culturale della produzione dantesca.
I Quattro pezzi sacri non godono della frequenza di esecuzione cui è più adusa la Messa da Requiem. Ascoltati ieri sera nella cornice severa paleocristiana di Sant’Eustorgio affascinano per il rovello umano cui sottostanno. Accanto al doveroso omaggio verso raffinate e celestiali frasi musicali, rimangono scolpiti i rimandi ad alcuni momenti oscuri e di profonda riflessione che caratterizzano il Don Carlos, Simon Boccanegra, Otello e ovviamente la Messa da Requiem. L’uso raffinato dei timbri orchestrali esalta tali sonorità create dall’intreccio degli strumenti gravi tra legni, archi ed ottoni. Cui fanno da contraltare le linee vocali rarefatte delle voci a cappella e, nei momenti di maggior perorazione, il tutti di coro e orchestra.
Si può a lungo trattare dell’ammirazione verdiana per Palestrina, Monteverdi e la tradizione italiana ad essi collegata. Nell’estrema sua produzione si ritrovano senz’altro gli studi effettuati su tali maestri, ma ad essi si aggiunge un gusto per l’impianto coro-orchestra che anche oltralpe, con Johannes Brahms, ebbe ripresa e sviluppo e con una comune sensibilità per lo strumentale e la timbrica oscura e violacea.
Passare alla Quinta sinfonia in do minore di Beethoven può sembrare salto forzato. Accomuna le due partiture la volontà di capire e ricercare propria dei due compositori, di porsi complesse domande sul fluire della vita. La struttura tematica, lo sconvolgente incipit già in medias res e non preannunciato da adeguata introduzione, la tensione ribattuta dal timpano dopo un tortuoso percorso alla ricerca dell’esplosione in maggiore del quarto movimento costituiscono una possibile risposta all’accostamento proposto nel concerto.
E il pubblico pare abbia particolarmente gradito il concerto, preceduto dal ricordo di Mons. Crivelli e dagli interventi sia dell’arcivescovo di Milano Card. Tettamanzi che del presidente del Museo Diocesano cui era dedicato il concerto. Applausi sia dopo lo Stabat Mater, sia terminati i Pezzi sacri che infine, convinti e calorosi non appena Daniele Gatti ha calato la bacchetta sull’ultimo accordo beethoveniano.
L’esecuzione infatti ha meritato la viva risposta, sia per resa orchestrale quasi perfetta in tutte le sezioni, sia per il magnifico coro che ha risposto ad ogni minima sollecitazione del direttore con precisione nel controllo dei fiati e delle sonorità che nell’amalgama del tutti. Un plauso particolare anche alla voce solista di Teresa Romano.
Daniele Gatti, infine, ha saputo trovare la particolare tinta verdiana corrusca ben equilibrando i rapporti tra orchestra e coro e sollecitandoli a ricercare netti contrasti tra pianissimi impalpabili e fortissimi densi e ricchi di suono. In Beethoven ha colpito il fraseggiare sempre morbido, il continuo, quasi ondoso passaggio tematico nelle varie sezioni alla ricerca di un amalgama e di una speditezza controllatissima e dalla resa orchestrale perfetta. Ci si è così trovati di fronte ad un’esecuzione tutta risolta nei valori musicali dei piani drammatici e delle linee di forza, senza l’apporto di ulteriori approfondimenti interpretativi.
Terminato il concerto, il freddo milanese ci ha accolti sul sagrato della Basilica da cui, in tempo natalizio, parte la processione tradizionale dei Re Magi, e luogo ove San Barnaba stabilì uno dei primi fonti battesimali, transito obbligato, infine, anche per il Vescovo al momento del suo insediamento cittadino.
Emanuele Amoroso