La Fondazione Teatro Goldoni di Livorno apre la nuova stagione lirica con l’ambizioso progetto di vedere riunite, per una sera e sullo stesso palco, le protagoniste delle opere di Mascagni.
Con l’ausilio di un testo, curato da Francesco Niccolini e Matteo Baggiani, si è cercato un fil rouge che unisse donne così diverse tra loro. In una immaginaria casa chiusa della Livorno liberty - richiamata dalle immagini color seppia proiettate sullo sfondo – e dopo una notte di lavoro, si ritrovano tre Ragazze e la Padrona del locale. Le Ragazze sono disilluse da una vita di amarezze, sono stanche e solo una di loro spera in un futuro migliore.
Le arie di Mascagni sono scritte in un libro e la Padrona ne leggerà le pagine, facendo vivere alle Ragazze le mille facce dell’amore, facendole diventare Santuzza, Iris, Isabeau, Atte, Sì, Egloge, Suzel, Matilde, Vera e Lodoletta: ritratti di donna che in un atto unico, in un’ora e mezzo di musica e parole, vivono e muoiono nello spazio di una romanza, di un duetto.
Sulla scena spoglia tre cantanti liriche, una famosa attrice di prosa e il coro solo femminile. Le Donne di Mascagni.
Una serata di voci, questa, a partire dalla bella e sensuale voce di Monica Guerritore che nei panni della Padrona è stata la guest star della serata. Nel raffinato costume nero, moderna versione di un abito fine ‘800, la Guerritore recita la parte scritta per lei da Niccolini con la bravura che tutti le conosciamo. Le voci, così diverse tra loro, di Raffaella Angeletti, Paola Cigna e Chiara Panacci danno vita alle eroine mascagnane, sempre con partecipazione e attenzione.
Brave nella parte recitata, le tre interpreti ci fanno capire come un cantante lirico possa – e debba – essere anche attore di prosa.
Eppure non considero riuscita in pieno questa operazione che, credo, avrebbe bisogno di maggior rodaggio. Il testo è spesso farraginoso e non facile da seguire, recitato con cadenza monotona. Affaticante la ricerca di un filo conduttore tra i diversi brani.
La parte scenografica ridotta all’essenziale - un divano, un baule e solo le luci a dare la percezione degli stati d’animo - non aiuta alla scorrevolezza della storia raccontata. Su tutto lo spettacolo aleggia una forte aria di tristezza e di sconforto, di tragedia imminente, facendoci dimenticare che l’amore è – spesso e per fortuna – anche gioia.
Sostanzialmente corretta, pur non impressionando particolarmente, l’orchestra diretta dal giovane Matteo Beltrami.
Curato, come sovente accade con Marco Bargagna, il coro.
Presente, in una platea elegante e gremita, Giulietta Simionato a cui è andato il lungo e commosso applauso del pubblico. E quello di Giulietta che, con gli occhi alzati al loggione plaudente si toccava il cuore dispensando baci, è stato un momento di involontario e grande teatro.
---------------------------------------------
PROGRAMMA
Grandi scene tratte da Cavalleria Rusticana, I Rantzau, Guglielmo Ratcliff, Silvano, Iris, Le Maschere, Isabeau, Sì, Lodoletta, Nerone
Cavalleria Rusticana – preludio
Iris – scena delle lavandaie : Raffaella Angeletti e coro
Sì – romanza della lettera : Chiara Panacci
L’amico Fritz – Son pochi fior: Paola Cigna
L’amico Fritz – Non mi resta che il pianto: Chiara Panacci
Silvano – coro delle acquaiole e aria di Matilde : Chiara Panacci e coro
Iris – Un dì (ero piccina ) : Raffaella Angeletti
Lodoletta – Ah il suo nome Flammen perdonami : Chiara Panacci
Lodoletta – Morte di Lodoletta: Chiara Panacci
Cavalleria Rusticana : Intermezzo
Nerone – Preghiera di Egloge : Paola Cigna e coro
Nerone – duetto Egloge – Atte : Paola Cigna, Raffaella Angeletti
Isabeau – Questo mio bianco manto : Raffaella Angeletti
Cavalleria Rusticana – Voi lo sapete o mamma : Raffaella Angeletti
Sì – Aria di Sì : Paola Cigna
Cavalleria Rusticana : Finale
Marilisa Lazzari