Un numeroso pubblico ha salutato il ritorno al teatro del Maggio Musicale Fiorentino di Vladimir Spivakov che si è presentato al pubblico fiorentino nella doppia veste di direttore e di solista. In programma il concerto in la maggiore per violino ed orchestra di Mozart, la sinfonia n° 94 “Col colpo di timpano” di Haydn e la quarta sinfonia “Tragica” di Schubert. Dello Spivakov violinista si sono ammirate le qualità che sempre lo hanno contraddistinto, vale a dire grande raffinatezza tecnica e pulizia di suono anche se in occasionali durezze si può cogliere il segno del tempo. Ne esce comunque un Mozart dalle sonorità luminose ed impalpabili che si sono sublimate in un Adagio di una bellezza mozzafiato che da solo avrebbe meritato il concerto.
Dello Spivakov direttore il meglio che si può dire è che il direttore non eguaglia lo strumentista né per eleganza di gesto né intensità di fraseggio; in questo non si discosta molto da quello che accade diciotto volte su diciannove allorquando coloro che già grandi se non grandissimi strumentisti impugnano la banchetta, non raggiungendo le loro interpretazioni dal podio il livello delle interpretazioni allo strumento. Le letture di Spivakov delle pagine di Haydn e Schubert non vanno dunque al di là di una piacevole eleganza formale, in cui ogni dettaglio è sbalzato con cura (ed in questo Spivakov è stato assai ben assecondato dall’orchestra del Maggio). Se proprio bisogna trovare un disegno interpretativo questo va ricercato nella concertazione della sinfonia di Schubert, in cui il direttore è sembrato molto poco interessato a sottolineare l’aspetto “tragico” in favore di una sottolineatura degli echi settecenteschi (ed haydiniani in particolare) ancora presenti in questa giovanile ancorché originale pagina schubertiana.
Edoardo Saccenti