Nel programma del 71° Maggio Musicale Fiorentino un certo rilevo ha la musica del Novecento e contemporanea, basti pensare che è stata eseguita pochi giorni fa al Teatro Goldoni la prima esecuzione italiana dell'ultima opera di Hans Werner Henze "Phaedra". Entro breve andrà in scena la "Lady Macbeth del Distretto di Mzensk" di Sciostakovic, e autori contemporanei vengono presentati in alcuni concerti.
Niente di meglio quindi che il percorso pianistico di musiche del Novecento scelto dal pianista Giuseppe La Licata per completare il quadro: un affascinante excursus di musiche scritte nell'arco di pochi decenni, tra gli anni dieci e gli anni quaranta del secolo scorso, per mano di musicisti europei di varia nazionalità; da Ravel a Dallapiccola attraverso Bartók e Prokofiev.
E' stato un appuntamento per così dire "elitario", per pochi intimi, che si è svolto al piccolo Teatro Goldoni alla presenza di uno scarso pubblico, che si è perfino assottigliato durante l'intervallo. Sicuramente è una scusante il campionato europeo di calcio e le sue partite diffuse dalla televisione, ma hanno influito secondo me anche gli autori in programma che non smuovono certamente le grandi folle.
Il concerto ha avuto un esito interlocutorio, avendo il pianista siciliano messo in mostra un pianismo abbastanza limpido ed agguerrito, ma non sempre sorretto da un particolare fascino timbrico ed interpretativo. Anzi a tratti si è rasentata perfino la noia.Vorrei soffermare l'attenzione su un musicista poco conosciuto e poco eseguito come Luigi Dallapiccola, di cui il pianista ha eseguito la Sonatina Canonica. Dallapiccola è stato un musicista di spicco e uomo di cultura di livello internazionale. Vorrei ricordare la vitalità di alcune sue produzioni operistiche, in particolare "Il Prigioniero" e il "Volo di notte". Come dice Sergio Sablich riferendosi al periodo storico in cui ha operato Dallapiccola: "....la riacquisizione e la rivalutazione del patrimonio musicale antico - cioè preottocentesco - avevano aperto la strada alla rivendicazione, anche in senso orgogliosamente nazionalistico, della grandezza della tradizione italiana nel campo della musica strumentale." In quest'ottica, anche se con una piccola estensione temporale, si può quindi vedere anche l'omaggio a Paganini, autore al quale Dallapiccola si ispira per questa pagina costruita contrappuntisticamente su alcuni dei suoi celebri Capricci per violino. La Sonata n. 6 di Prokofiev è il brano che ha beneficiato dell'esecuzione più convincente da parte del pianista siciliano, anche se il confronto con le esecuzioni discografiche sarebbe ingeneroso. La Sonata fa parte delle cosiddette "Sonate di guerra", ed è inscindibilmente legata al pianismo titanico di Sviatoslav Richter. Le Bagatelle di Bartok avrebbero forse avuto bisogno di una maggior differenziazione timbrica ed espressiva fra loro, come pure Ravel che appariva generico e a tratti piuttosto spento.
Successo caloroso, soprattutto alla fine da parte dei pochi superstiti.
Fabio Bardelli