E’ un bel modo di festeggiare il Natale quello di passare una fredda serata che ha il sapore dell’antivigilia impegnati all’ascolto del Weinachtsoratorium di Bach, soprattutto se alla testa del coro e dell’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino c’è Peter Schreier, coadiuvato da un quartetto di ottimi solisti. Composto fra il 1733 ed il 1735 ed eseguito per la prima volta a Lipsia durante le festività natalizie del 1734, l’Oratorio di Natale può essere a ben ragione considerato una summa parodistica del genio bachiano: a parte gli arrangiamenti dei corali luterani, solo l’aria del contralto Schliesse, mein Herze, dies selige Wunder della feria III fu scritta ex-novo, essendo tutti gli altri brani parodie, ovvero adattamenti, di brani precedentemente composti e dedicati ad altre occasioni celebrative in massima parte di carattere secolare. Di questa vera e propria Historia Nativitatis, Peter Schreier ha proposto un’ampia selezione comprendente le feriae I-III e VI. Solisti erano il soprano Talia Or, il contralto Elisabeth von Magnus, il tenore Andreas Karasiak ed il basso Markus Butter. Da molto tempo Schreier frequenta la direzione affrontando un repertorio circoscritto quasi esclusivamente alla musica di Bach e di Mozart, compositori dei quali è stato, come cantante, un grande interprete. Indubbia è la conoscenza che Schreier ha mostrato della partitura ed indubbia è la lezione musicale che ha regalato al pubblico fiorentino. Un Bach, il suo, saldamente ancorato ad una certa tradizione interpretativa tedesca cha da Kurt Thomas, ed anche prima, giunge fino ai giorni nostri attraverso Lehmann, Jochum, Münchinger e la luminosa esperienza di Karl Richter, pur non ignorando le moderne prassi esecutive soprattutto in materia di fraseggi ed articolazioni. Schreier sceglie tempi comodi, colori morbidi e caldi, rivelando un’ammirevole senso delle proporzioni e della forma, mostrando una grande intesa con i complessi fiorentini e coi solisti da cui traspare tutta la gioia di fare musica. Dei solisti si sono distinti in particolare il tenore Andreas Karasiak, impegnato nella difficilissima Frohe Hirte, eilt, ach eilet ed il contralto Elisabeth von Magnus cui sono demandate alcune delle arie più belle della partitura. Ottima anche la prova dell’impegnatissimo coro preparato da Piero Monti ed una menzione particolare alla prima tromba Andrea dell’Ira.
Edoardo Saccenti