Quattro giovani artisti già in carriera, un pianista di sicura esperienza, la musica cameristica di Giacomo Puccini. E' questa la ricetta per la bella e piacevole serata svoltasi nella piccola chiesa di Corsanico, un paesino abbarbicato sui colli in provincia di Lucca, nell'ambito dell'annuale rassegna estiva di musica. Corsanico ha la fortuna di ospitare un pregevole organo seicentesco di Vincenzo Colonna, ed attorno a questo strumento si è creata negli anni una attività artistico-musicale non indifferente.
Le arie da camera presentate appartengono a periodi diversi della vita di Puccini: abbiamo così ascoltato il saggio di composizione per il Conservatorio di Milano insieme a brani della maturità, scritti nelle occasioni più varie e dedicate ad amici e suoi conoscenti. Poche di queste sono conosciute al grande pubblico, forse soltanto alcune di quelle che saranno poi riutilizzate da Puccini stesso come spunti per pagine di opere liriche: Manon Lescaut, Edgar, Gianni Schicchi, Bohème.
La qualità musicale dei brani è assai varia, spesso si fa molta fatica a riconoscere lo stile dell'autore di tante opere notissime. Diciamo che in generale si inseriscono nel filone della musica da camera fine Ottocento - inizio Novecento, anche se in genere senza una particolare cifra espressiva che non sia quella della gradevolezza.
I brani erano introdotti da garbate parole di Gabriella Biagi Ravenni, presidente del Centro Studi Puccini di Lucca e da letture pucciniane del maestro Luisotti: lettere ad amici, curiosità, addirittura la ricetta per le folaghe alla Puccini.
Mi ha fatto un'ottima impressione il tenore Francesco Demuro, che accompagna una vocalità sicura ad uno stile di canto assai sorvegliato, con un fraseggio sempre molto accorto, anche se sarebbe auspicabile una maggior attenzione, quando alleggerisce, a cantare con maggior appoggio sul diaframma.
Gabriele Viviani mostra una vocalità rigogliosa e piena di ottime intenzioni che però non sempre vengono realizzate compiutamente.
Davinia Rodriguez ha un registro acuto molto sicuro e luminoso; Serena Farnocchia ha in natura una voce di bel timbro, non sempre sorretta da fantasia interpretativa.
Al pianoforte (e negli ultimi due brani all'organo Colonna) il maestro Luisotti, che è anche collaboratore artistico della rassegna di Corsanico, ha suonato con la consueta sicurezza e grande esperienza. Ha inoltre messo in mostra una invidiabile verve da attore consumato leggendo alcuni brani dalle lettere di Puccini.
Per finire la serata un bis, e forse si tratta quasi di un record: praticamente quasi tutto il terzo atto di Bohème, affrontato con grande piglio teatrale da tutti gli intepreti ma soprattutto dal pianista, che teneva le redini dell'esecuzione mostrando un sicurissimo mestiere di preparatore oltre che di strumentista esuberante.
Fabio Bardelli