PROGRAMMA
La forza del destino
Sinfonia
Don Carlo
Canzone del velo
Mezzosoprano Ikuko Nakajima
Il Trovatore
Ardita, e qual furente amore... il balen del suo sorriso
Baritono Simone Piazzola
Don CarloTu che vanità conoscesti del mondo
Soprano Teresa Romano
Il Trovatore
Di due figli vivea padre... Abbietta zingara
Basso Seung Pil Choi
Macbeth
Perfidi! All'anglo contro me v'unite... Pietà rispetto amore
Baritono Guk-Hoe Song
Il Trovatore
Stride la vampa
Mezzosoprano Veronica Simeoni
Il Trovatore
Condotta ell'era in ceppi
Mezzosoprano Ikuko Nakajima
Don Carlo
Aria e morte di Rodrigo
Baritono Simone Piazzola
Il Trovatore
Tacea la notte placida
Soprano Teresa Romano
Simon Boccanegra
Il lacerato spirto
Basso Seung Pil Choi
Il Trovatore
Ardita, e qual furente amore... il balen del suo sorriso
Baritono Guk-Hoe Song
Don Carlo
O don fatale
Mezzosoprano Veronica Simeoni
I Vespri siciliani
Sinfonia
Nabucco
Sinfonia
Sei finalisti, tra cui nessun tenore, compongono il Concerto di premiazione del 48° Concorso internazionale Voci Verdiane “Città di Busseto”. Un soprano, due mezzosoprani, due baritoni e un basso: tre italiani e tre stranieri.
La novità di questa edizione è che i vincitori del concorso, oltre ad aggiudicarsi premi in denaro offerti dalla Fondazione Cariparma, che affianca come unico sponsor il Comune di Busseto, saranno impegnati nella produzione di un'opera che sarà messa in scena a Busseto, la prossima primavera, con le maestranze artistiche e tecniche del Teatro Regio di Parma. L'opera prescelta quest'anno è Il trovatore, titolo che non a caso compare spesso nella locandina della serata.
Vince il primo premio il soprano ventitreenne Teresa Romano. Torinese, voce importante, con una bella zona centrale che non si stimbra nel cambio di registro. Ha presentato “Tu che le vanità” da Don Carlo, fraseggiando con piglio sicuro ed allargandosi molto bene nello squarcio lirico centrale “s'ancor si piange in cielo”. Grande espressività in “Tacea la notte placida”, seguita dalla cabaletta in cui la voce è risaltata un po' meno. Seconda classificata è il mezzosoprano romano Veronica Simeoni, 30 anni, che si è appena aggiudicata la prima edizione del Concorso Luciano Pavarotti, tenutosi a Modena alcuni giorni fa, sotto la presidenza di Carlo Bergonzi. Bella voce dal timbro rotondo, ha cantato “Stride la vampa” con buon fraseggio, sfumature e precisione ritmica, poi da Don Carlo, ha interpretato con belle sfumature espressive “O don fatale”, senza spingere, mantenendo il colore omogeneo e con lirismo. Il terzo posto va al giovanissimo baritono veronese Simone Piazzola, un po' monocorde nel fraseggio di “Ardita, e qual furente amore...” che dovrebbe essere più scolpito, riesce meglio nel cantabile di “Il balen del suo sorriso”. Il timbro scuro e denso è molto interessante. Nella seconda parte del concerto ha eseguito con accenti toccanti, l'aria e morte di Rodrigo da Don Carlo.
Detto, doverosamente, dei tre vincitori è giusto ricordare e sottolineare l'impegno degli altri finalisti. Il basso Seung Pil Choi che ha presentato in apertura “Di due figli vivea padre... Abbietta zingara” da Il trovatore e poi “Il lacerato spirto” da Simon Boccanegra, voce profonda ma espressione monocorde: mancano, nei due brani presentati, la nobiltà del canto, il senso del mistero, il clima drammatico necessari per delineare efficacemente i due personaggi verdiani. Vale lo stesso discorso per il baritono Guk-Hoe Song che ha un timbro sonoro e brillante purtroppo privo di qualunque sfumatura. Se si parte cantando tutto forte l'unica alternativa, quando l'intensità aumenta, è il grido e questo succede in “Perfidi! All'anglo contro me v'unite... Pietà rispetto amore” da Macbeth e in “Ardita, e qual furente amore... il balen del suo sorriso” in cui si dovrebbe almeno sentire lo stacco tra il volitivo recitativo iniziale e il cantabile amoroso che andrebbe attaccato a fior di labbra. Non da finale di concorso il mezzosoprano Ikuko Nakajima, voce poca e tutta indietro e pronuncia molto trascurata che ha presentato “La canzone del velo” da Don Carlo e “Condotta ell'era in ceppi” da Il trovatore.
Il concerto è stato aperto e concluso dall'Orchestra del Regio di Parma, che, diretta da un ispirato Pier Giorgio Morandi ha suonato le sinfonie de La forza del destino e de I vespri siciliani, concedendo come bis, alle insistenti richieste del pubblico, la sinfonia del Nabucco.
Patrizia Monteverdi