E’ giunta notizia della scomparsa (il 15 luglio del 2011) del baritono americano Cornell McNeil, figura di rilevanza storica nella vocalità baritonale del Novecento.
Nato a Minneapolis il 24 settembre 1922 aveva studiato all’ ”Hart College of Music” di Hartford avendo fra gli insegnanti Friedrich Schorr. I primi anni della carriera lo videro attivo principalmente nel musical e nell’opera contemporanea, segnalandosi specialmente per la creazione del ruolo protagonista in “The Consul” di Menottinel 1950.
Il debutto nel repertorio lirico tradizionale avvenne nel 1953 alla New York City Opera come Germont in “La traviata” cui seguiranno alcuni anni di attività su vari palcoscenici americani. Nel 1959 debutta al Metropolitan come Rigoletto segnando l’avvio di una collaborazione destinata a stabilizzarsi nel corso degli anni fino a fare di McNeill un’autentica colonna portante del teatro newyorkese che lo vide esibirsi per ben 642 recite nel corso di 26 stagioni. Sempre al 1959 si data il debutto scaligero in “Ernani” che segna l’inizio di una carriera europea alquanto significativa pur se priva della sistematicità delle esibizioni in patria.
Nella sua lunghissima carriera terminata nel 1987 al Metropolitan come Scarpia nella “Tosca” pucciniana merita di essere ricordata la sua partecipazione a quello che fu un piccolo evento per la lirica d’oltreoceano, ovvero la prima diretta televisiva trasmessa dal Metropolitan nel 1977 nella quale McNeil affrontava il ruolo protagonistico di Rigoletto; nel 1969 era divenuto presidente della American Guild of Musical Artists.
Quella di McNeil era autentica voce di baritono drammatico potente ed estesa, di coloro scuro e brunito, perfettamente adatta ai grandi ruoli drammatici del repertorio italiano cui si univano notevoli doti attoriali. Se forse gli si poteva rimproverare a tratti un certo riserbo espressivo e un orecchio italiano non poteva non notare certe imperfezioni di pronuncia, queste piccole mende non giungevano certo a compromettere la non comune statura artistica di McNeil.
Esemplare, nell’arte del baritono americano, resta il “Rigoletto” inciso nel 1961 sotto la direzione di Nino Sanzogno e al fianco di Joan Sutherland; in questa registrazione il baritono americano tratteggia in modo splendido la tragica figura verdiana affidandosi ad un canto sempre morbido e controllatissimo nel quale, la tensione emotiva, sembra sublimarsi al canto realizzando un vero personaggio, profondamente umano, anziché limitarsi a mettere in evidenza gli acuti com’era ancor prassi all’epoca.
Altrettanto esemplare il suo Renato in “Un ballo in maschera” documentato da un’incisione discografica diretta da Solti sempre nel 1961 che, per sicurezza di canto, morbidezza e sontuosa bellezza timbrica, resta ancora un’esecuzione di assoluto riferimento. Oltre ai grandi ruoli verdiani McNeil si è distinto nel repertorio pucciniano e verista nel quale emergeva un fortissimo carisma scenico documentato da una serie di preziose documentazioni video giunte, forse tardi, sul piano prettamente vocale ma alquanto significative nel testimoniare le sue qualità d’attore: particolarmente esplicativa la “Tosca” newyorkese del 1985 dove la voce si è alquanto indurita ma certi gesti, anche minimi, denotano un non comune senso del teatro.
Su youtube sono presenti parecchi video del grande baritono americano
Giordano Cavagnino